Il barbaro

Barbarus hic ego sum, quia non intelligor ulli. (Ovidio)

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Utente: muzii
Nome: Luigi Muzii

Ordinato, organizzato ed efficiente per indolenza; disciplinato, ma scettico e cocciuto; educato e disponibile, ma permaloso e suscettibile e capace di reagire sgarbatamente e con irriverenza; diffidente, scontroso, difficile, critico e perennemente insoddisfatto.
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Nato come contenitore di appunti e idee ad uso personale, questo blog si propone come suggeritore di riflessioni a tema per tutti coloro che si occupano di comunicazione specializzata.
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01/12/2009

Crauché?

Il filmato precedente documenta l'esito di un piccolo test sottoposto ai blogger italiani che hanno preso parte al ParmaWorkCamp dello scorso marzo.

Già l'uso di blind test lascia perplessi. In italiano, infatti, e non solo, indica uno studio scientifico prospettico casuale"; è usato tipicamente nei programmi di sperimentazione farmaceutica per evitare inquinamenti dei risultati: né il paziente né il medico conoscono infatti la natura del farmaco somministrato. Per estensione, in un sondaggio, né l'intervistatore, né l'intervistato dovrebbero conoscere la risposta alla domanda.

Dal filmato, comunque, emerge chiaramente che, a tre anni di distanza dal conio del termine, la confusione sul suo significato è ancora notevole, come del resto dimostrano anche le reazioni prodotte dalla segnalazione di Marco Camisani Calzolari su friendfeed.

Di crowdsourcing, lo stesso Jeff Howe, che per primo ha proposto il termine, offre due definizioni:

  1. L'assegnazione di un incarico generalmente svolto da un individuo a un ampio gruppo indefinito di persone attraverso un invito pubblico.
  2. L'applicazione dei principi dell'open source ad ambiti estranei al software.

Domenica 29 novembre 2009, sul suo blog, Renato Beninatto ha rilanciato l'esempio dell'ultima opera di Dan Brown. Difficile pensare a un capolavoro della letteratura, ma, come per le precedenti, è molto probabile che divenga un "best seller".

Per l'editore (Mondadori, in Italia), la traduzione di un libro è sempre un vero investimento, di cui è abbastanza semplice calcolare la redditività. Nel caso dell'editore svedese di Dan Brown, però, l'investimento aveva un senso solo a condizioni molto particolari.

Albert Bonniers förlag è il principale editore svedese, che pubblica una media di 150 libri all'anno. "Il simbolo perduto" è stato pubblicato in contemporanea in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Canada il 15 settembre 2009 e otto giorni dopo in Italia, malgrado da noi non esistesse il rischio, come in Svezia, che il pubblico potesse preferire acquistare direttamente la versione originale. In Svezia, "Den förlorade symbolen" è stato pubblicato il 21 ottobre 2009.

Forse Albert Bonniers förlag non dispone delle stesse risorse di cui può disporre Mondadori, ma la scelta era obbligata. Renato racconta di aver visto il libro in versione originale in bella mostra nelle vetrine dell'aeroporto di Stoccolma e, ritardando la pubblicazione dell'opera, Albert Bonniers förlag rischiava di perdere 150.000 copie come era accaduto a Norstedts con l'ultimo libro della saga di Harry Potter. Il time-to-market era tutto; come ha affermato il direttore editoriale di Albert Bonniers förlag alla fine dell'intervista «oggi, la letteratura di intrattenimento ha una data di scadenza».

Come era prevedibile, il post di Renato ha raccolto commenti, per la verità piuttosto scontati, dai quali è facile evincere che, anche in questo settore, la confusione sul significato di crowdsourcing è ancora tanta. Uno dei miti più duri da sfatare è quello dell'equivalenza tra crowdsourcing e gratuità. In realtà, l'esperienza svedese dimostra proprio che crowdsourcing non vuol dire gratis, anzi.

L'esperienza svedese dimostra anche che, come ha ricordato Nataly Kelly di Common Sense Advisory nel corso della recente conferenza per la presentazione dello studio sulle dimensioni del mercato europeo della traduzione, la qualità varia in funzione del settore.

Di Nataly Kelly, il numero di dicembre di Multilingual contiene un interessante articolo sulla confutazione di alcuni convincimenti relativi al crowdsourcing che merita una lettura.

A parte questo, crowdsourced translation, collaborative translation e community/social translation sono cose diverse, pur presentando tratti comuni.

La prima riguarda essenzialmente le modalità di reclutamento, la seconda il tipo di piattaforma e le modalità di lavoro, la terza le motivazioni alla base dell'iniziativa.

Nella traduzione seguita in crowdsourcing, l'open call può essere rivolta ai membri di una comunità, tipicamente di un social network, e la prestazione può non essere retribuita, ma niente vieta di restringere l'invito a una cerchia ristretta di professionisti particolarmente capaci, retribuendoli secondo le loro richieste.

La collaborative translation definisce una modalità di lavoro facilitata dalle tecnologie Web. Isolamento e autoreferenzialità sono da sempre i tratti tipici del lavoro del traduttore; il loro superamento attraverso la costituzione di gruppi di lavoro ha sempre incontrato ostacoli fisici e logistici che è ora possibile rimuovere attraverso l'uso di piattaforme specifiche che emulano le condizioni di operatività concorrente.

Un progetto in crowdsourcing può fare uso della modalità e di una piattaforma collaborativa, ma un progetto collaborativo non è necessariamente un progetto in crowdsourcing.

Un progetto di community o social translation nasce, infine, sull'onda di motivazioni, appunto, "sociali". Si tratta di progetti condotti generalmente su base volontaria che non prevedono quindi alcuna selezione dei partecipanti e alcuna remunerazione. L'esempio migliore di questo tipo di progetti sono quelli per Wikipedia, ma vi rientrano anche quelli, per certi versi discutibili, di Global Voices Online, TED e quelli, purtroppo, di Facebook, LinkedIn, Twitter ecc. Un progetto di questo tipo non può prescindere dall'impiego di una piattaforma specifica e da una open call di avvio tipica del crowdsourcing.

Come per ogni altra iniziativa "sociale", nessuno dovrebbe trarne profitto o vantaggio, sia esso anche solo limitato alla visibilità, sociale e professionale: la beneficenza non dovrebbe avere volto né nome. Ma questa è un'altra storia.

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categorie: tecnologia, terminologia
14/07/2009

Cicero pro domo sua (ancora...)

Martedì 21, alle 14:00, si terrà un webinar gratuito in italiano sull'estrazione di termini con SDL MultiTerm Extract 2009.

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categorie: terminologia