Il barbaro

Barbarus hic ego sum, quia non intelligor ulli. (Ovidio)

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Utente: muzii
Nome: Luigi Muzii

Ordinato, organizzato ed efficiente per indolenza; disciplinato, ma scettico e cocciuto; educato e disponibile, ma permaloso e suscettibile e capace di reagire sgarbatamente e con irriverenza; diffidente, scontroso, difficile, critico e perennemente insoddisfatto.
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Nato come contenitore di appunti e idee ad uso personale, questo blog si propone come suggeritore di riflessioni a tema per tutti coloro che si occupano di comunicazione specializzata.
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06/10/2009

Invisibili

InvisibileLa "solita" Bebamanno ha segnalato un post di Ryan Ginstrom e un articolo di Elena Loewenthal per La Stampa.

Nel suo post, Ginstrom affronta il problema della modesta "qualità" dei documenti di cui spesso si lamentano i traduttori e si chiede se questo non dipenda da scarsa padronanza della lingua in cui questi documenti sono redatti.

Sebbene dichiari di essere un programmatore freelance, Ginstrom si cimenta da tempo con la traduzione dal giapponese in inglese e ritiene di aver notato che, nel tempo, i testi su cui lavora siano migliorati sensibilmente, concludendo che questo possa dipendere dalla sua accresciuta comprensione del giapponese.

Molti, invece, non solo in Italia, lamentano un generale impoverimento della lingua e delle capacità di scrittura. Può darsi, allora che Ginstrom abbia acquisito più "giapponesità" a danno della sua "americanità", come in genere accade a coloro che vivono stabilmente all'estero.

L'articolo della Lowenthal ruota intorno all'invidia per il romanzo di un collega, come se, da traduttrice, avvertisse di essere piuttosto una scrittrice mancata o incompiuta.

In calce, però, dell'esordiente scrittore Brice Matthieussent si dice che è professore di estetica e traduttore. Quell'e dice tanto, a cominciare da una secondarietà e una subalternità rispetto ad altri ruoli. Questa si ritrova anche in molti autori, specie tra quelli che producono i documenti di cui parla Ginstrom.

L'invisibilità del redattore tecnico è pari a quella del suo traduttore. Eppure la documentazione per l'utente e le comunicazioni alla clientela o ai cittadini contribuiscono a formare l'immagine dell'azienda, dell'amministrazione, dell'ente, dell'associazione o, in generale, di un'organizzazione.

In "Air Force One" (1997), il presidente degli Stati Uniti, interpretato da Harrison Ford, intrappolato nella stiva dell'aereo presidenziale, cercava di mettersi in contatto con la Casa Bianca. Trovando un telefono satellitare nel carico, apriva la confezione, ma si trovava di fronte a un apparecchio all'apparenza complicatissimo. Non sapendo cosa fare, prendeva il manuale, ne scorreva alcune pagine e, voilà, faceva la sua telefonata. Il mondo libero salvato da un buon manuale.

Forse, in quel caso, la sospensione dell'incredulità necessaria è un po' troppa, ma resta il fatto che la documentazione di prodotto può essere determinante per il successo di un prodotto, mentre di solito il suo sviluppo è affidato a persone che la considerano svilente per il proprio ruolo e profilo e la affrontano con sufficienza, e questo spiega la scarsa fiducia dei clienti in essa e lo scarso apprezzamento anche da parte di quanti sono chiamati, per esempio, a tradurla.

Il perché la documentazione di prodotto sia affidata a persone che preferirebbero non occuparsene è presto detto: pregiudizio, positivo verso alcuni profili cui si attribuisce valore universale e negativo verso altri ritenuti minori.

Forse è per volontà di riscatto che da qualche anno si assiste, anche da noi, a un florilegio di iniziative sulla scrittura, anche se non porta a una maggiore sensibilità, visto il modestissimo spessore della comunicazione specializzata in Italia.

Bello, il titolo del romanzo di Matthieussent, La vengeance du traducteur; dice tanto anch'esso: ma di chi o di cosa l'autore dovrebbe vendicarsi?

Invisibile

Inserito da: muzii | permalink | commenti (2)
categorie: riflessioni, traduzione, scrittura
01/10/2009

Ci risiamo con i mostri

Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son faccie horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi.

Bomarzo Le crisi economiche sono volani incredibili. Quella attuale, per esempio, con il drastico calo dei consumi interni ha fatto prendere coscienza a molte aziende d'oltreoceano della necessità di rinforzare la loro capacità di penetrazione sui mercati stranieri. Si spiega così la rinnovata richiesta di servizi di localizzazione in FIGS oltre che in BRIC.

Ovviamente, le modeste risorse disponibili sono destinate a investimenti di cui è possibile non solo calcolare la redditività, ma che offrano una certa scalabilità. Si punta, quindi, decisamente, sul sito Web, facendolo tradurre in modo che i contenuti possano richiamare e trattenere un più vasto pubblico internazionale.

La quantità di articoli offerti di recente dalla stampa generalista fanno pensare, però, che cominci a serpeggiare l'idea che quest'operazione possa essere costosa e complicata e, soprattutto, che possa richiedere tempo.

La traduzione di Facebook in spagnolo, però, ha richiesto solo due settimane e quella in francese appena 24 ore, e non è costata niente!

Come meravigliarsi, allora, che Facebook annunci la disponibilità, ovviamente gratuita, di Translations for Facebook Connect, lo stesso strumento utilizzato per tradurre proprio Facebook.

Gli sviluppatori di tutto il mondo potranno servirsene per semplificare la traduzione di un sito web, purché sia realizzato in FBML o basato su IFrame e in uno dei locale previsti per Facebook.

Saranno sufficienti poche righe di JavaScript e si potrà contare sulla comunità Facebook per la traduzione. I contenuti tradotti saranno quindi visibili nella lingua dei visitatori che si autenticheranno sul sito tramite Facebook Connect.

Sul wiki destinato agli sviluppatori, Facebook fornisce una mini guida all'internazionalizzazione dalla quale è facile intuire che la predisposizione del sito alla localizzazione con Translations for Facebook Connect non è esattamente un gioco da ragazzi. Sarà difficile, poi, trovare qualcuno tra gli utenti disposto a tradurre il sito, magari gratis, come è accaduto per Facebook. In quel caso, infatti, la spinta a collaborare è stata prodotta da un vasto insieme di fattori diversi, difficilmente ricombinabili.

Alla mossa di Facebook, comunque, è subito seguita una contromossa di Google, che ha ricordato la disponibilità del Website Translator Gadget, a dimostrazione dell'interesse suscitato da queste tecnologie. In realtà, il Website Translator Gadget permette solo di offrire al visitatore la possibilità di tradurre automaticamente la pagina in cui è collocato con Google Translate.

Si pone, in entrambi in casi, il problema della "qualità". Se nel caso del Website Translator Gadget di Google è quasi scontato pensare che anche il più efficace motore di traduzione automatica non possa fornire che un risultato approssimativo, in quello di Translations for Facebook Connect la cosa diventa più sottile. Si pone infatti la questione del controllo della qualità, la questione principe, la questione per eccellenza.

Per Bebamanno qualità è semplicemente ciò che i suoi clienti ritengono importante e che gli esperti del settore ritengono invece sia morto. Il punto non è che ai clienti – ma quali? – non interessi la qualità, ma se la qualità che interessa loro è la stessa di cui parlano i traduttori e se per entrambi è importante nella stessa misura.

In verità, i traduttori hanno un'idea molto discutibile della qualità. Quello del revisore è generalmente il ruolo preferito dai traduttori incompiuti e quello più inviso ai traduttori realizzati. A dispetto dei fiumi di inchiostro versati in testi accademici, per gli appunti presi a lezione o nel corso di seminari sull'argomento, e della salute mentale persa nella lettura di improbabili commenti, spesso si finisce con l'accapigliarsi su questioni di preferenze personali che si sarebbero potute evitare con una guida di stile e, quando questa è disponibile, attenendovisi, entrambi.

Una piattaforma tecnologica, come Translations for Facebook Connect offre allora il pretesto per l'ennesimo malevolo mugugno.

La tecnologia si può subire o sfruttare e, anche quando cercano di farsi passare per techie, i traduttori mostrano sempre algido distacco, se non insofferenza o addirittura disprezzo per essa, imputandole tutti i mali che affliggono il loro mestiere.

Sono quasi patetici, poi, quando si lanciano nella ricerca e segnalazione di errori con l'intento di rimproverare ai tecnici che si azzardano a invadere il loro campo la loro modesta conoscenza della lingua.

In realtà, la qualità non dipende da strumenti e piattaforme, ma dai processi, e la lingua è uno strumento, uno di cui i traduttori sanno servirsi meglio di altri, ma solo perché è per loro il più importante. Ciò nonostante, non è la maggiore o minore conoscenza della lingua a fare il buono o il cattivo traduttore.

La "qualità", quindi, non è morta: lo è l'idea che i traduttori hanno di essa, ma questi si sforzano in tutti i modi possibili di resuscitare un cadavere anziché accettare la situazione, magari, se credono, recitare una prece e andare avanti.

Così, ancora oggi ci si concentra sull'individuazione e la critica degli errori anziché sulla loro prevenzione. Non solo da studenti, ma anche da affermati professionisti, capita così che, di fronte a un proprio errore, magari fatto rilevare da altri, si pensa di trovarsi di fronte a una prova della propria incapacità e subito si cerca e si sollecita il conforto complice dei colleghi, salvo dimenticarsi presto della frustrazione e andare alla ricerca dell'errore di qualcun altro per additarlo al "pubblico ludibrio".

La piattaforma di traduzione di Facebook è uno strumento come un altro. Anche la modalità di lavoro collaborativa è solo una come un'altra. Andrebbero studiati entrambi attentamente per individuare eventuali ambiti di miglioramento di processi vecchi di secoli, anziché farsi condizionare solo dal modello economico utilizzato per la localizzazione di Facebook.

Peraltro, la piattaforma sviluppata per la localizzazione di Facebook è costata parecchio; è evidente, quindi, che si è preferito investire in tecnologia anziché in lavoro. La scelta può rivelarsi azzeccata: il rilascio al pubblico di Translations for Facebook Connect va chiaramente nella direzione di un rientro dagli investimenti effettuati: l'applicazione resterà gratuita, ma per utilizzarla si dovrà essere legati a Facebook, si sia sviluppatore o utente, con tutto quello che questo comporta, in termini di raccolta dati (la vera ricchezza di Facebook) e di raccolta pubblicitaria.

Il modello collaborativo e parallelo, comunque, presenta indubbi vantaggi rispetto a quello seriale tradizionale, dal minor tempo impiegato al controllo più esteso, il che significa che la "qualità" non sarà certo minore rispetto a quella conseguibile secondo il modello tradizionale, anzi. L'interfaccia utente di Facebook può piacere o meno, ma di certo non risente dei comuni difetti di qualità riscontrabili anche in applicazioni commerciali importanti e pare soddisfi pienamente la comunità degli utenti.

Perché non si parla, invece, di come sfruttare al meglio gli strumenti a disposizione?

L'ormai prossimo convegno sulle tecnologie per la traduzione in programma a Forlì su iniziativa della locale SSLMIT ripropone ancora il focus su aspetti quasi marginali. Negli strumenti di traduzione, invece, per esempio, ci si dovrebbe concentrare su come ridurre le migliaia, i milioni, i miliardi, i fantastiliardi di segmenti che si differenziano per pochissimo o quasi nulla gli uni dagli altri. Alcuni propongono soluzioni originali come l'atomizzazione delle stringhe a cinque parole, 64 byte o qualcosa di simile, con l'intenzione di ridurre al minimo le abilità linguistiche necessarie alla loro elaborazione per favorirne quella automatica.

Ovviamente l'atomizzazione è attività tipicamente umana perché le macchine non hanno (ancora) la capacità di semplificare e ridurre le espressioni e le frasi complicate in modo da renderle traducibili, ma questa è sicuramente una di quelle competenze contro cui insorgerebbero i traduttori, gli stessi che si pronunciano contro i linguaggi controllati perché impoveriscono la lingua e che sproloquiano sui dati di una scheda terminologica salvo poi ridursi a consultare e/o offrire solo le equivalenze.

L'obiettivo generale degli operatori della comunicazione, massime di quella specializzata, dovrebbe essere invece quello di formare o aiutare le persone a comunicare in modo preciso e conciso.

In questo senso, twitter è una straordinaria palestra di scrittura, molto più di quella offerta da un telefono cellulare e dagli SMS e se redattori e traduttori si confrontassero regolarmente con un mezzo del genere, forse recupererebbero un po' di economia ed ecologia della scrittura e imparerebbero ad amarla per il suo valore nei confronti del pubblico, più che verso se stessi.

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categorie: tecnologia, traduzione, scrittura, qualitĂ