Il barbaro

Barbarus hic ego sum, quia non intelligor ulli. (Ovidio)

Chi sono

Utente: muzii
Nome: Luigi Muzii

Ordinato, organizzato ed efficiente per indolenza; disciplinato, ma scettico e cocciuto; educato e disponibile, ma permaloso e suscettibile e capace di reagire sgarbatamente e con irriverenza; diffidente, scontroso, difficile, critico e perennemente insoddisfatto.
______________________________

Nato come contenitore di appunti e idee ad uso personale, questo blog si propone come suggeritore di riflessioni a tema per tutti coloro che si occupano di comunicazione specializzata.
______________________________

Sono graditi tutti i commenti, ma per lasciarne è necessario autenticarsi.

Azioni

Atom
RSS
Iscriviti

26/10/2009

Quali eventi?

Ultimamente, le testimonianze negative in merito agli eventi di settore si sono fatte decisamente numerose. Nella maggioranza dei casi sono definiti noiosi o improduttivi, raramente costosi, anche a dispetto del difficile momento economico che pure dovrebbe riguardare più o meno tutti.

Eppure, il costo medio della partecipazione è piuttosto elevato: si va dai 200 euro per un evento nazionale, ai 700 per uno continentale agli oltre 2000 per uno oltre oceano.

Scegliere gli eventi a cui assistere o, addirittura, in cui intevenire, diventa difficile.

Quest'anno avevo scelto di prendere parte al JICOT (al quale ho poi dovuto rinunciare) e al convegno IALB-ASTTI. La mia presenza al TeTra, invece, è stata il risultato di pressioni esercitate sul comitato organizzatore da parte di alcuni suoi componenti che, bontà loro, la ritenevano necessaria: io avevo deciso di rinunciarvi.

In origine, il convegno doveva nascere in forma di unconference, anche per marcare una novità distintiva. Le prime idee le buttammo giù con Franco Bertaccini su un tovagliolo di carta nel ristorante di fronte all'EURAC durante una pausa del corso di redazione e di traduzione assistita nel settembre dello scorso anno. A quelle ne seguirono altre finché lo scambio, improvvisamente, si interruppe: evidentemente, l'idea di una unconference non doveva piacere a tutti e si preferì optare per il modello tradizionale.

Nel corso del convegno, però, non si è praticamente discusso; né, e questo è anche peggio, si è discusso dei temi del convegno intorno al buffet nelle pause caffé. Le cose migliori che ho riportato a casa da Forlì le ho raccolte la sera a cena con Reinhard Schäler, Mirko Silvestrini, Mario Spoto e Josef Kubovsky. Curiosamente, o forse no, in queste occasioni non si è parlato degli argomenti ricorrenti degli eventi di settore.

La  Localization World Conference di Santa Clara era senza alcun dubbio l'evento più promettente, se non altro per la presenza di Chris Anderson e di Jeff Chin e Michael Galvez di Google. Chris Anderson, però, ha fatto il suo intervento in videoconferenza, mentre per ascoltare quelli di Jeff Chin e Michael Galvez c'erano solo posti in piedi.

Si tratta di una conferma indiretta di quanto è emerso dai commenti, raccolti via Twitter, di Renato Beninatto e Kirti Vashee: sarebbero bastati e avanzati. Il resto sembra essere stata la solita sfilata dei soliti attori impegnati a raccontare le loro imprese.

Per 2500 euro mi aspetterei di tornare a casa con molto di più di qualche brochure e CD o DVD promozionali, qualche contatto e promessa di contratto e tante chiacchiere.

A chi servono allora certi eventi?

La cosa curiosa è che da quella che ci tiene a definirsi "industria GILT" non è venuta nessuna innovazione dirompente, nessuna tecnologia rivoluzionaria, né gran parte di quelle che ne hanno poi cambiato la fisionomia e, in parte, i modelli di business.

Inserito da: muzii | permalink | commenti
categorie: riflessioni, formazione
19/10/2009

La lingua, la cultura e l’idiozia sono di destra o di sinistra?

I due nemiciSul numero 1126 del venerdì di Repubblica del 16 ottobre 2009, a pagina 31, per la rubrica "Terra terra", t.p. dà conto delle «(singolari) argomentazioni di un centrista» contro il progetto dell'architetto americano William Higgins di due grattacieli di venti piani l'uno, previsti dal piano di riqualificazione del polo industriale delle ex Cartiere.

Per Mario Rossi, consigliere comunale dell'UDC, che a Verona fa parte della maggioranza guidata dal sindaco leghista Flavio Tosi, quelle due torri non sono adatta a una città medievale «con edifici bassi e radici cattoliche» e sostiene che i grattacieli sono «espressione della cultura marxista e delle cooperative rosse». Rossi sostiene che «la nostra cultura cristiana esige che il territorio sia occupato armonicamente», ma che «ormai, anche in urbanistica, ha preso il sopravvento una visione ideologica cara al comunismo reale, ma anche al liberismo, che mira a costruire in altezza senza curarsi delle esigenze delle famiglie». Amen.

Su Repubblica del 16 ottobre 2009, nella rubrica "L'amaca", Michele Serra si chiedeva perché «i vincitori parlino con la foga e il rancore di chi è sconfitto. I loro giornali gridano, imprecano, maledicono come se fossero stampati nelle catacombe. I loro intellettuali e i loro giornalisti hanno spazio e potere, incarichi pubblici e soddisfazioni professionali (quasi sempre con merito), ma si esprimono, con poche e lodevoli eccezioni, con i toni frondisti di chi è accampato ai margini della società. Bisognerebbe spiegare alla destra italiana che è da tempo al governo. Non è più necessario assaltare il Palazzo urlando: basta aprire il portone con la chiave».

Forse una risposta si trova in un articolo del quotidiano veneto "Il Gazzettino", sempre del 16 ottobre 2009, dal titolo "Atenei a Nordest, zero in italiano" in cui Federica Cappellato riferisce di un'iniziativa della facoltà padovana di Scienze Politiche adottata sulla scorta di altre analoghe avviate da anni a Ca' Foscari a Venezia dove chi non supera un test di italiano non si laurea.

L'ignoranza dimostrata dagli universitari nei test d'ingresso all'università patavina e durante l'anno accademico sarebbe abissale. Perché, però, l'università dovrebbe farsi carico delle lacune apertesi nella scuola dell'obbligo e non colmate nella scuola secondaria superiore?

Inoltre è davvero così grave un'indecisione, anche grave, sugli apostrofi e sugli accenti? Lo è più o meno di una manifesta incapacità sintattica o espressiva? Michele Cortelazzo è docente di grammatica italiana da anni ormai e, al pari di molti altri colleghi, è corresponsabile della formazione degli insegnanti che hanno licenziato tanti di quegli studenti che manifestano certe incapacità; ha anche insegnato ai pubblici dipendenti a semplificare il loro linguaggio, e i risultati sono evidenti a tutti.

Bastano venticinque ore per rimuovere le cause più frequenti d'errore, da quelli di ortografia a quelli di sintassi? Sono sufficienti anche per riparare alle inabilità nell'organizzazione logica del testo?

E se le incapacità linguistiche andassero di pari passo con altre, ben più gravi o fossero diretta conseguenza di essa?

Il 5 ottobre, Franco Cardini, sul Tempo, ha definito «un cumulo ridicolo di menzogne e di sciocchezze» le "verità" storiche spacciate da Renzo Martinelli nel suo "Barbarossa", bufala colossale realizzata grazie anche al generoso finanziamento pubblico erogato dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi e la partecipazione del principale editore pubblico italiano.

Sabato 17 ottobre, nella sua rubrica Undicietrenta per l'Unità, Roberto Cotroneo ha collocato Silvio Berlusconi fermo ai «ridenti anni Cinquanta», fornendo, così, una motivazione indiretta del suo successo in politica. Cotroneo sostiene che «tutta l'idea che ha cambiato la politica e l'ha trasformata in qualcosa di moderno, di mai visto prima, è un'altra patacca messa a punto dai suoi strateghi della comunicazione» e che «Berlusconi è vecchio». Secondo Cotroneo non è solo anagraficamente vecchio, lo è «nel modo di vestire, vecchio nel pensare che i capelli siano importanti per essere seduttivi, vecchio nel non essere capace di esibire rughe autorevoli e vezzose, vecchio nel modo di parlare, vecchio nel raccontare barzellette» e che «parla come un commesso viaggiatore, come uno che ti viene a casa a vendere enciclopedie».

Il livello di civiltà di un Paese si vede anche dai modelli culturali e linguistici che è in grado di esprimere e a cui si ispira. È quanto meno fuori luogo, allora, continuare a vantarsi dei nostri antenati padroni del mondo che costruivano acquedotti e impianti fognari quando quelli altrui stavano sugli alberi o si dipingevano la faccia di blu.

Alle Maldive, il Paese più minacciato dall'innalzamento delle acque, per sensibilizzare il resto del mondo nei confronti del problema, è stato convocato un consiglio dei ministri sott'acqua. La Finlandia, dove, pur essendo ancora dietro a Danimarca, Olanda e Svezia, è connesso il 96% dei cittadini, ha riconosciuto come un diritto l'accesso all'Internet veloce. La classifica mondiale vede l'Italia 38ª, ma è già pronto il piano per dare a tutti due mega di banda larga a partire dal 2010, cioè fra 74 giorni.

La verità è che siamo vecchi e fermi, da anni, nella stessa palude, ma continuiamo a illuderci. 


P.S. Aggiornamento. In un paese spaccato in cui i problemi si affollano senza soluzione, dentro una crisi di rare dimensioni, anziché occuparsi di cose davvero determinanti il governo istituisce l'albo dei buttafuori.

Inserito da: muzii | permalink | commenti
categorie: riflessioni