Sísifo pure vidi che pene atroci soffriva..."Che lavoro fai?"
una rupe gigante reggendo con entrambe le braccia.
Ma quando già stava
per superare la cima, allora lo travolgeva una forza violenta
di nuovo al piano rotolando cadeva la rupe maligna.
Questa conversazione potrebbe continuare ancora per molto, perché, dopo anni, anni e anni, nell'era dell'informazione, sono ancora milioni le persone che non sanno di cosa si parla quando si parla di traduzione (massime quella "specializzata"), o di localizzazione o di terminologia. Va un po' meglio se al posto di "traduttore" o "localizzatore" si dice "redattore tecnico", perché, anche grazie a personaggi di cui non si sentiva la mancanza, alcune professioni della scrittura sono divenute quasi popolari, ma la cosa presenta lo sgradevole effetto collaterale di essere assimilati ai giornalisti.
E tra venti anni, con tutta probabilità, staremo ancora qui a spiegare le stesse cose a consulenti, dirigenti, società e interi settori. È pur vero che lo sforzo continuo per comunicare la natura di un lavoro oscuro mantiene svegli e attivi, ma ogni volta che qualcuno parla di "educare il cliente" bisognerebbe rammentargli Sisifo.
Resta la (magra) consolazione di sapere che il lavoro non mancherà mai, a condizione di essere sempre qualche passo avanti ai clienti e alle loro richieste; non "educare il cliente", quindi, ma "tenerlo per mano".
Inutile dire che è possibile testimoniare la propria esperienza di dialoghi alienanti quanto o più di quello proposto lasciando un commento.
