Il barbaro

Barbarus hic ego sum, quia non intelligor ulli. (Ovidio)

Chi sono

Utente: muzii
Nome: Luigi Muzii

Ordinato, organizzato ed efficiente per indolenza; disciplinato, ma scettico e cocciuto; educato e disponibile, ma permaloso e suscettibile e capace di reagire sgarbatamente e con irriverenza; diffidente, scontroso, difficile, critico e perennemente insoddisfatto.
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Nato come contenitore di appunti e idee ad uso personale, questo blog si propone come suggeritore di riflessioni a tema per tutti coloro che si occupano di comunicazione specializzata.
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28/02/2009

Certe cose non passano mai di moda...

Come Imagine

Imagine there's no heaven,
It's easy if you try,
No hell below us,
Above us only sky,
Imagine all the people
Living for today...

Imagine there's no countries,
It isn't hard to do,
Nothing to kill or die for,
And no religion too,
Imagine all the people
Living life in peace...

You may say I'm a dreamer,
But I'm not the only one,
I hope some day you'll join us,
And the world will live as one.

Imagine no possession,
I wonder if you can,
No need for greed or hunger,
A brotherhood of men,
Imagine all the people
Sharing all the world...

You may say I'm a dreamer,
But I'm not the only one,
I hope some day you'll join us,
And the world will live as one.
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categorie: pausa
27/02/2009

Venghino siori venghino

DodoGianni Davico ha annunciato di essersi messo al lavoro sul libro che dovrebbe seguire L'industria della traduzione ed essere "una sorta di vademecum per il professionista (non solo traduttore)".

Nel suo blog definisce "Il barbaro" "graffiante, reale, apocalittico e non integrato". Vada per il "reale" e il "non integrato" che rispondono agli obiettivi del blog; vada anche per il "graffiante", anche se c'è ben poco da graffiare quando i lettori a cui ci si rivolge si possono contare sulle dita delle mani e, al massimo, dei piedi. "Apocalittico", però, è l'aggettivo che meglio rende l'idea dell'effetto che uno sguardo disincantato e una voce dissonante possono provocare.

L'industria GILT è estremamente conservatrice e quella italiana praticamente immobile, anche se è in ottima compagnia.

Qualche giorno fa, Alessandro Baricco ha proposto di interrompere i finanziamenti a teatro e musica e dirottarli su scuola e televisione e l'unico a parlare apertamente di autopromozione più che di provocazione è stato Angelo Guglielmi.

Guglielmi ha ricordato che, a differenza dei fin troppo spesso evocati e invocati Stati Uniti, qui non si riesce a far cacciare un euro ai privati per la cultura neanche moltiplicando incentivi che, altrove, appunto, farebbero gola a chiunque.

La crisi potrebbe essere un'opportunità unica per gli operatori dell'industria GILT: le difficoltà poste dal mercato interno, infatti, potrebbero spingere molti a guardare a quelli esteri. Qualche timido tentativo di usare le nuove tecnologie per sfruttare queste opportunità è già in corso, anche nell'industria GILT, ma all'estero. Non per niente, la wikinomics è un fenomeno praticamente estraneo al nostro Paese.

I principali operatori stranieri, quindi, stanno cominciando a esplorare le possibilità offerte dai social network per qualcosa che non sia solo ritrovare i vecchi compagni di scuola, rimorchiare o perdere tempo dietro i propri beniamini in improbabili fan club virtuali.

Negli ultimi anni, l'Italia "produttiva" (il resto, notoriamente, si gratta) è stata invasa da capannoni costruiti grazie agli incentivi di una politica economica da bar e rimasti desolatamente vuoti, come monumenti all'incapacità, scenari di cartapesta per l'economia del bluff.

Non ci sono ricette facili per aiutare l'economia, figuriamoci per risollevarla.

Non si può, quindi, che fare i migliori auguri di successo a Gianni Davico per il lavoro che sta facendo e suggerirgli, magari, di ricordare a coloro che vogliono operare nell'industria GILT che c'è bisogno di integrarsi sempre di più col resto d'Europa e del mondo e che i "dane'" non possono e non devono essere un'ossessione.

A dare un'occhiata ai forum che coinvolgono gli operatori italiani, però, si ha modo di farsi l'idea che la strada da percorrere sia ancora molto, ma molto lunga.

Preparazione tecnica e metodologica ed etica sono i primi due fossati da riempire per ristabilire un contatto con il resto del mondo imprenditoriale, soprattutto oltre confine, anche se la situazione non è rosea nemmeno in mercati ai quali si è soliti guardare con una certa ammirazione se non invidia.

Per un imprenditore libanese che si dedica alla compravendita di glossari e memorie di traduzione, ce n'è uno inglese che fa rimpiangere di non aver scelto un altro mestiere, a dispetto di Beba Manno che vorrebbe poter leggere finalmente un libro che aiuti quelli come lei ad aver più fiducia.

Comprare e vendere glossari e memorie, del resto, non è un'idea nuova. Lo fa anche Jost Zetzsche con TM Marketplace e, in modo più raffinato, Jaap van der Meer via TAUS, la cui missione è "creating a platform for industry-wide sharing of language data (translation memories and glossaries)"; se lo facessero i traduttori, anziché i vendor, grandi e piccoli, o gli organismi da questi ispirati e diretti, non sarebbe male.

Il ricorso alla traduzione automatica, del resto, è sempre più comune, e non potrebbe essere altrimenti, visto il crescere del volume di informazioni disponibili sul Web: oggi si traducono più di tre miliardi di pagine al mese servendosi di sistemi di traduzione automatica, e memorie e glossari possono rivelarsi merce preziosa.

Tanto più che, in generale, gli utenti non si dimostrano particolarmente soddisfatti dei risultati della traduzione automatica, probabilmente nella convinzione che servizi gratuiti come Google Translate o Babelfish siano la summa tecnologica. Né Google né Babelfish, invece, sono i migliori testimoni del progresso raggiunto dalla traduzione automatica, specie per un profano.

Peraltro, nessun motore di traduzione automatica, per quanto evoluto, è in grado di riconoscere tutti i termini di una lingua e scarta quelli sconosciuti senza tradurli, e i motori di prossima generazione dovranno implementare un algoritmo che preveda l'estrazione e la raccolta di questi scarti in modo da permetterne la traduzione e il conseguente arricchimento del sistema. Memorie e glossari saranno preziosi anche in questa fase.

Potendo accedere a grandi memorie di traduzione e basi terminologiche, infatti, i grandi utenti punteranno per lo più su sistemi ibridi, che meglio si prestano a interventi di personalizzazione.

Alla fine, comunque, quello che conta, in questo tipo di iniziative, è il destinatario, e la situazione non è esattamente rosea se uno dei massimi esperti del settore annuncia con enfasi di essere finalmente in grado di provare che localizzare conviene. A chi, è tutto da vedere; provarlo, si intende.

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categorie: tecnologia, traduzione, mercato