Di nuono gli Area, questa volta con "Gerontocrazia" dal concept album fanta-politico "Maledetti (maudits)"

La citazione appena sopra apre "A Confederacy of Dunces", una delle opere più gustose del panorama letterario americano degli ultimi trent'anni, ma anche una delle più amare, e non solo per la sua storia e per quella del suo autore.
Il Bahrain ha dichiarato guerra al porno Web che però, secondo il centro per i diritti umani (BCHR) celerebbe l'intenzione di mettere la mordacchia ai siti di opposizione al regime giacché le disposizioni interessano anche i forum, i comitati di cittadini, i partiti politici, le organizzazioni per i diritti umani e quelle religiose, i gruppi nazionalisti, i giornali online, i servizi di informazione, quelli pubblicitari e i siti che offrono contenuti satirici.
Il BCHR denuncia quindi un vero e proprio attentato alla libertà di espressione e informazione. In particolare, rileva il tentativo di insabbiare episodi di corruzione amministrativa, politica e finanziaria, di discriminazione e di malgoverno.
Forse, però, non è solo il governo del Bahrein ad aver bisogno di qualcuno che ricordi che siamo già da un pezzo nel terzo millennio.
Per esempio, secondo una ricerca condotta da Alain Lieury, docente di psicologia cognitiva all'Università di Rennes, non ci sarebbe alcuna prova scientifica a sostegno della teoria per cui alcuni videogiochi aiuterebbe a migliorare le capacità intellettive: meglio andare a scuola e continuare a risolvere problemi tipici servendosi di carta e penna. Altro che "Brain Training".
Uno studio condotto dal Learning and Teaching Scotland dimostrerebbe invece il contrario: l'uso di Brain Training permette di ottenere migliori risultati in matematica.
Allo stesso modo, mentre anche Jiri Stejskal, presidente dell'ATA, si arrende alla traduzione automatica, sono ancora in tanti i delusi, a cominciare dall'inviato del Financial Times a Bruxelles, Tony Barber, la cui testimonianza può essere anche ascritta alla difesa, a sostegno del fatto che, al riguardo, sono ancora in tanti anche a non sapere di cosa parlano.
La cosa si fa preoccupante quando, soprattutto in tempi di crisi, vera o presunta, a manifestare mancanza di curiosità, ostilità alla tecnologia, un ottuso distacco e una finta superiorità sono coloro che dovrebbero essere il motore della ricerca e dell'innovazione. In fondo, però, si tratta della solita vecchia storia: non lo capisco, quindi ne ho paura, non ho voglia di aggiornarmi e allora lo rifiuto e lo combatto.
Quel che è peggio, è che questo atteggiamento cela una pericolosa mediocrità. La pericolosità consiste nel temere l'eccellenza e nel circondarsi, quindi, di altri mediocri, ben felici di mostrare accondiscendenza vero i propri padrini, consapevoli, in fondo, del fatto che diversamente non potrebbero emergere.
Non ci sarebbe niente di male nella mediocrità, se in nome di questa non fossero sacrificati i migliori. Una volta accomodatisi, però, questi dunce ne individuano altri, ovviamente peggiori di loro, innescando una perversa spirale al ribasso.
Il primo sintomo di mediocrità è l'arroganza, figlia anche della maleducazione, proporzionale al potere che un dunce presume di avere.
I mediocri sono poi destinati, come tutti, a fare errori, che i loro padrini cercheranno di nascondere o di negare per salvare la faccia, innescando il vecchio promoveatur ut amoveatur alla base della legge di Peter per cui, in una gerarchia, ogni membro tende a raggiungere il proprio livello d'incompetenza e che spiega perché siamo troppo spesso in mano a degli incapaci.
In queste condizioni, l'unico modo per fare vera ricerca, sviluppo e innovazione è acquistare prima sufficiente reputazione, autorevolezza, prestigio e conseguente capacità di attrarre finanziamenti, tutte cose che si ottengono dopo aver ingoiato tonnellate di bocconi amari e aver raggiunto un'età alla quale, di solito, si pensa al proprio passato se non alla propria morte, non certo al futuro.
Sarà mica per questo che siamo una gerontocrazia con una sola Rita Levi Montalcini e tanti dunce scalpitanti?