Il barbaro

Barbarus hic ego sum, quia non intelligor ulli. (Ovidio)

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Utente: muzii
Nome: Luigi Muzii

Ordinato, organizzato ed efficiente per indolenza; disciplinato, ma scettico e cocciuto; educato e disponibile, ma permaloso e suscettibile e capace di reagire sgarbatamente e con irriverenza; diffidente, scontroso, difficile, critico e perennemente insoddisfatto.
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Nato come contenitore di appunti e idee ad uso personale, questo blog si propone come suggeritore di riflessioni a tema per tutti coloro che si occupano di comunicazione specializzata.
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31/05/2008

Aller Ă  la traduction automatique

Lo scorso 25 aprile, il Ministero della Cultura francese ha indetto una gara d'appalto per la traduzione dei propri siti Web (culture.fr e culture.gouv.fr) in otto lingue, facendo ricorso alla traduzione automatica.

Niente di strano. La cosa curiosa, semmai, è la posizione assunta dalla Société Française des Traducteurs e dall'Association des Traducteurs Littéraires de France che hanno scritto al ministro Christine Albanel per protestare contro la decisione portando ad esempio la back translation dall'inglese della loro stessa lettera fatta tradurre da un professionista e poi ritradotta in francese con Google Translate.

Scelta improvvida; innanzitutto perché la back translation non è ritenuta un buon sistema di valutazione della qualità di una traduzione (qualunque cosa voglia dire qualità in questo caso); in secondo luogo perché dalla lettera sembra di capire che, nel miglior spirito sciovinista e corporativo, gli autori non abbiano nemmeno ritenuto di dover leggere i documenti di gara, a cominciare dal "Cahier des clauses techniques et administrative relatives à la traduction des sites internet appartenant aux domaines «culture.fr» et «culture.gou.fr»".

Nel capitolato d'appalto si legge, infatti, che è richiesta un'accurata descrizione della tecnologia proposta in modo che possa essere sottoposta all'esame di un linguista e che le prestazioni del motore di traduzione automatica dovranno essere continuamente affinate, anche attraverso l'adeguata formazione del personale preposto del ministero.

I capitoli 10-3-6 e 10-3-7, poi, dimostrano una consapevolezza dei problemi legati alla traduzione automatica ben diversi da quelli manifestati dall'SFT e dall'ATLF, mentre il capitolo 10-3-12 dice chiaramente che gli utenti dovranno essere informati del fatto che la traduzione che stanno leggendo è stata effettuata automaticamente.

SFT e ATLF potevano puntare il dito contro la qualità dei testi, invece che contro la tecnologia tout court. Sarko ultimamente si è molto lamentato del fatto che "les textos" minano la lingua francese, anche se non è esattamente uno che sembra odiare i messaggini... Chiedere a Carla e Cecilia.

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categorie: tecnologia, traduzione, qualitĂ 
30/05/2008

Chi ben comincia...

L'inglese rimane saldamente la prima lingua della Rete. Gli italiani, però, sono aumentati di un milione nell'ultimo anno, con un tasso di crescita superiore a quello dei giapponesi anche se dobbiamo ancora recuperare il ritardo accumulato; il nostro tasso di penetrazione infatti è del 57,9% contro il loro 73,8%.

Sulla diffusione dell'inglese nel mondo, Licia Corbolante segnala un articolo nella rubrica freaknomics del New York Times.

Secondo Christian Rolling, interprete di francese all'ONU, la Rete ha ridurre la dominazione linguistica dell'inglese. A perdere, secondo Rolling, sarà comunque la grammatica aggredita da SMS, e-mail, faccine e abbreviazioni.Nicoletta Maraschio

Secondo Nicoletta Maraschio, prima donna a presiedere l'Accademia della Crusca dal 1582 e 137 anni dopo l'ammissione della prima donna, radio, televisione, SMS e Internet invece non stanno rovinando l'italiano. Secondo lei, gli SMS hanno moltiplicato le occasioni per scrivere, e ce n'era bisogno. Piuttosto, la lingua italiana va salvata dalla burocrazia per rendere un servizio anche alla democrazia.

Certo, le sue dichiarazioni Nicoletta Maraschio le ha fatte a Donna Moderna, ma tant'è.

John Hayden, invece, presidente di Versation, social network per imparare l'inglese, propone al NYT un paragone con i gestori di telefonia: meglio cambiare, né? Anche lui, comunque, non dimentica di rilevare i danni che la globalizzazione sta facendo alla lingua, massime in fatto di omogenizzazione.

Mark Liberman, professore di linguistica alla University of Pennsylvania lamenta che l'imposizione di una lingua si può ottenere solo militarmente; forse è per quello che nelle province dell'impero si parlava un latino diverso da quello di Roma o che in Vietnam parlano ancora francese.

Henry Hitchings, autore di "The Secret Life of Words: How English Became English" si spinge ancora più lontano fino ad affermare che il centro di gravità dell'inglese si sposta proprio a causa della globalizzazione. Forse bisognerebbe chiedere a Franco Battiato.

A proposito, chissà perché al NYT non hanno avvertito il bisogno di sentire anche David Crystal. Ma forse aspettano l'inchiesta di Grazia o di Cosmo.

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categorie: riflessioni, lingue