Il barbaro

Barbarus hic ego sum, quia non intelligor ulli. (Ovidio)

Chi sono

Utente: muzii
Nome: Luigi Muzii

Ordinato, organizzato ed efficiente per indolenza; disciplinato, ma scettico e cocciuto; educato e disponibile, ma permaloso e suscettibile e capace di reagire sgarbatamente e con irriverenza; diffidente, scontroso, difficile, critico e perennemente insoddisfatto.
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Nato come contenitore di appunti e idee ad uso personale, questo blog si propone come suggeritore di riflessioni a tema per tutti coloro che si occupano di comunicazione specializzata.
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30/04/2008

Lucy in the Sky with Diamonds

Albert HofmannÈ morto Albert Hofmann padre "casuale" (e chi non lo è?) dell'LSD, aveva 102 anni. Requiescat in pace.

Senza LSD cosa ci sarebbe rimasto di William Burroughs, John Coltrane, i Doors, Allen Ginsberg, i Grateful Dead, Jimi Hendrix, Aldous Huxley, e tanti (forse) altri?

A proposito di recettori della dopamina, Scientific American riferisce di uno studio condotto presso il National Institute of Mental Health di Bethesda al termine del quale sarebbe emerso con chiarezza che, per la stima del valore, economico o sociale, usiamo la stessa zona di cervello, lo striatum, quella esposta anche agli effetti delle droghe e colpita dal morbo di Parkinson.

La condizione sociale, lo status, assumerebbe addirittura maggior importanza del denaro e si spiegherebbe così l'importanza attribuita alla reputazione. Quindi il "capitale sociale" sarebbe davvero ciò che ci motiva ad agire.

Ecco un buon motivo per (non) chiudere questo blog, e tantissimi altri, (non) commentare ovunque, (non) rifugiarsi nell'anonimia, ovvero per (non) essere presenti in tutti i social network a cui ti invitano.

Ma sarà un buon motivo per costringersi a un lavoro di cui ci si lamenta di continuo?

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categorie: riflessioni
29/04/2008

Abbasso la grammatica!

Ogni minima negligenza dello scrittore nel comporre, toglie al suo scrivere, in quanto ella si estende, la semplicità e la chiarezza, perché queste non sono mai altro che il frutto dell’arte, siccome abituale, così ancora attuale; perché la natura non le insegna mai, non le dona ad alcuno; perché non è possibile ch’elle vengano mai da se, chi non le cerca, né che veruna parte di veruna scrittura riesca mai chiara né semplice per altro che per espresso artifizio e diligenza posta dallo scrittore a farla riuscir tale. (Giacomo Leopardi)

Dopo anni di frenesia per la scrittura, da qualche tempo sembra emergere un crescente fastidio nei confronti delle regole che la governano.

Del resto, le distorsioni lessicali mediatiche sono così tante che nessuno vi fa più caso e, anzi, l'idea stessa di errore è andata progressivamente scomparendo, diventando perfino sospetta, con la conseguenza di rendere normale qualsiasi deviazione.

È in atto una vera e propria rassegnata erosione del linguaggio che alcuni vorrebbero ipocritamente attribuire a un'esigenza di economia.

È di ieri l'ultima manifestazione di questo fenomeno, in questo caso di importazione. Dalle pagine di <edit>, si rimanda, infatti, a un post su Skelleywag nel quale si afferma che il Web non ha bisogno di grandi scrittori.

Un quadro non esiste senza la tela su cui è dipinto, ma l'osservatore non fa caso alla tela. Un lettore, invece, usa un testo anche attraverso la forma in cui viene presentato; anzi, l'organizzazione delle informazioni, specie quella visiva, contribuisce a determinarne la fruibilità e ne decreta il successo.

In generale, infatti, qualunque lettore si serve dei testi come di strumenti, in modo non lineare, cercandovi informazioni precise in risposta a domande specifiche, e si aspetta di trarre indicazioni da come il testo è concepito, per poter decidere se vi sia nulla che valga la pena leggere, cercando di ricondurlo a un genere noto, così da sapere come trattarlo e cosa aspettarsi da esso.

Nello scrivere, perciò, è essenziale innanzitutto pensare al proprio pubblico, prima che al supporto tramite il quale un testo verrà diffuso. Allo stesso tempo, la fruibilità è determinata da chiarezza e semplicità, che non si riscontrano in un testo mal scritto, anzi: gli errori sono rumori e i rumori distraggono e disturbano.

Le tradizionali abitudini di lettura sono ancora più compresse sul Web. Le pagine si scorrono a gran velocità, rallentando e fermandosi talvolta solo su quelle che si ritengono davvero utili o interessanti; i rumori, compresi quelli tipografici e di impaginazione, minano chiarezza e semplicità e dunque la fruibilità.

Certo, scrivere bene non serve a granché in assenza di idee, ma può aiutare anche con idee scadenti. E non è vero che sia poi così raro leggere testi scritti veramente male, è piuttosto vero il contrario.

Peraltro, cogliendo fior da fiore, oggi Licia Corbolante ci rende edotti su alcuni "falsi amici" in cui è facile incorrere. Peccato che tra quelli citati vi siano perfetti esempi di pessima internazionalizzazione.

Una ricerca per "incorrect" nel database terminologico Microsoft, per esempio, produce svariati risultati, molti diversi, finché, dopo averne scorso sette pagine, si giunge a un fantastico "La password è incorretta" per "The password is incorrect". In Word, non in un prodottino minore! I "vecchi" glossari in formato CSV, così come le memorie, contenevano addirittura la coppia "Password incorretta/Incorrect password".

Nel database terminologico Microsoft si trovano anche "È stato utilizzato un nodo di testo non corretto" per "An incorrect text node was used" e "Schema non corretto in %1" per "%1 contains an incorrect schema.&#0;", tutti esempi, per quanto riguarda le stringhe originali in inglese, di mediocre "authoring". Qualunque technical writer adeguatamente istruito, infatti, sa che, per evidenti ragioni di chiarezza, semplicità e quindi fruibilità, è bene usare le forme negative esplicite e attive (p. es. "The password is wrong" o "is not correct" se proprio si vuol essere politically correct/hypocrite).

Quanto a "invalid", il database terminologico Microsoft offre anche un magnifico invalido in Excel.

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categorie: traduzione, scrittura, qualitĂ , localizzazione